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Sito parallelo? No, grazie!!!

A cura di Roberto Castaldo | martedì 18 novembre 2003
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Una delle questioni che, soprattutto in questi mesi di progetti di Legge e di tante discussioni, si sta imponendo all’attenzione di tutti quelli che si occupano di accessibilità, è quella dei “siti alternativi”, cioè della presenza di un sito “padre” al quale si affianchino uno o più “clonazioni” del padre, ciascuna caratterizzata da un’interfaccia specificamente disegnata per qualche tipologia di utenti.

A prima vista, la soluzione potrebbe apparire vincente: se è vero che esistono tante categorie di utenti, ciascuna delle quali con le sue specifiche esigenze, perché non creare una versione del mio sito dedicata a loro? Detta così, sembrerebbe una soluzione accettabile, ma in realtà così non è.

Approfondiamo un po’, cercando di ragionare su diversi aspetti che, secondo me, non possono che condurre a orientamenti e soluzioni molto diverse. Si tratta di ragioni etiche, morali, ma anche tecniche e progettuali che, messe assieme, dovrebbero convincere i progettisti, i manager, gli sviluppatori che la via da seguire è un’altra: un unico sito progettato per tutti gli utenti!!! Questo secondo noi è il migliore approccio all’accessibilità! Le altre vie sono le classiche pezze cucite su un maglione vecchio pieno di buchi.

Ma cerchiamo di ragionare con ordine:

Una risposta per “Sito parallelo? No, grazie!!!”

  1. Web 2.0: Tanto rumore per nulla? Le frontiere della discriminazione. ha scritto:

    [...] della gran parte degli utenti disabili – era la creazione dei cosiddetti siti paralleli, dei quali ho parlato più volte su Webaccessibile.org, e che vengono di fatto deprecati anche dalla corrente normativa in Italia (Legge Stanca e decreto [...]