Il 21 e 22 maggio 2026, presso l’edificio Marco Polo della Sapienza Università di Roma, si è svolta la decima edizione degli Accessibility Days 2026, la principale kermesse italiana dedicata all’accessibilità digitale, che ogni anno richiama professionisti, aziende, pubbliche amministrazioni, sviluppatori, designer, disability manager, utenti con disabilità e appassionati del settore desiderosi di approfondire i trend e le evoluzioni normative, tecnologiche e culturali del momento.
L’evento è stato organizzato in concomitanza con il Global Accessibility Awareness Day (GAAD), la giornata mondiale dedicata alla sensibilizzazione sull’accessibilità digitale.
L’edizione 2026 ha rappresentato un momento particolarmente significativo per il settore. Dopo quasi un anno dall’entrata in vigore dell’European Accessibility Act, il tema dell’accessibilità digitale è ormai uscito dalla dimensione puramente specialistica per entrare stabilmente nelle strategie di compliance, innovazione e responsabilità sociale di organizzazioni pubbliche e private.
Nel corso delle due giornate si sono alternati interventi tecnici, testimonianze aziendali, workshop pratici e momenti di confronto sui temi più attuali, di cui abbiamo estratto una sintesi.
Le ultime sull’interpretazione normativa: il punto di AgID
Agenzia per l’Italia Digitale ha avuto un ruolo centrale durante le due giornate degli Accessibility Days 2026. Attraverso gli interventi del Direttore Generale e di altri esponenti di rilievo dell’Agenzia, sono stati approfonditi i contenuti delle nuove Linee Guida dedicate all’applicazione dell’EAA, pubblicate il 4 marzo 2026 e del nuovo Regolamento recante le modalità di accertamento e di esercizio del potere sanzionatorio, pubblicato il 16 maggio 2026, offrendo chiarimenti interpretativi molto attesi dagli operatori del settore.
Nel corso degli interventi, i rappresentanti dell’organo di vigilanza hanno confermato l’attivazione del portale dedicato alle segnalazioni dei cittadini, sancendo di fatto l’avvio operativo del sistema di controllo previsto dalla normativa. Si tratta di un passaggio particolarmente rilevante, perché introduce un meccanismo concreto attraverso cui gli utenti potranno segnalare eventuali criticità di accessibilità riscontrate nei servizi digitali.
AgID ha inoltre annunciato che entro circa un mese verrà pubblicato un template ufficiale per l’informativa di accessibilità destinata ai soggetti rientranti nel perimetro dell’European Accessibility Act. Il modello consentirà alle organizzazioni coinvolte di comunicare in maniera strutturata il livello di conformità dei propri servizi digitali e le eventuali limitazioni presenti.
Particolarmente rilevante anche il richiamo espresso dall’Agenzia rispetto al divieto di utilizzo di tecnologie di browser fingerprinting legate ad alcuni strumenti di accessibility overlay. Secondo quanto ribadito durante l’evento, tali tecnologie possono arrivare a tracciare le impostazioni di accessibilità del browser o l’utilizzo di tecnologie assistive da parte degli utenti, con possibili implicazioni sul fronte della privacy e della protezione dei dati personali. Su questo tema AgID ha quindi confermato un orientamento particolarmente rigoroso.
Intelligenza artificiale e accessibilità: tante promesse, ma ancora poche soluzioni
Come in molti altri settori del mercato digitale, anche attorno al tema dell’accessibilità si registra oggi un forte fermento legato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Durante gli Accessibility Days 2026 il tema è stato affrontato più volte da esperti, sviluppatori e professionisti del settore, facendo emergere una posizione piuttosto chiara e condivisa.
Il messaggio ribadito in diversi interventi è che affidarsi completamente all’AI per risolvere problematiche di accessibilità non porta, allo stato attuale, a risultati realmente affidabili. Al contrario, esiste il rischio concreto che gli strumenti generativi producano errori, interpretazioni scorrette o vere e proprie “allucinazioni”, introducendo nuove criticità invece di risolvere quelle esistenti.
La strada indicata come realmente efficace per garantire l’accessibilità dei servizi digitali resta quindi quella del coinvolgimento di professionisti esperti, capaci di valutare in modo approfondito la conformità normativa, il comportamento delle interfacce e l’esperienza reale degli utenti, anche attraverso test con persone con disabilità e tecnologie assistive.
Questo non significa escludere completamente l’intelligenza artificiale dai processi di lavoro. Diversi relatori hanno infatti evidenziato come l’AI possa rappresentare un valido supporto operativo per velocizzare alcune attività di analisi, testing o individuazione preliminare di possibili anomalie. Tuttavia, la centralità rimane quella dell’esperto umano, che può utilizzare questi strumenti per aumentare efficienza ed efficacia del proprio lavoro, mantenendo però pieno controllo sulle valutazioni e sulle decisioni progettuali.
Particolarmente critico viene invece considerato l’approccio che delega interamente a strumenti automatizzati attività come la scrittura del codice, la risoluzione delle non conformità o, ancor più, la modifica automatica delle interfacce utente. Secondo quanto emerso durante l’evento, si tratta di una scorciatoia che rischia di compromettere sia la qualità tecnica sia l’effettiva usabilità dei servizi digitali per le persone con disabilità.
Parola d’ordine: coinvolgere esperti di accessibilità con disabilità
Uno dei temi più trasversali emersi durante gli Accessibility Days 2026 è stato il ruolo centrale delle persone con disabilità nei processi di progettazione, valutazione e testing dei servizi digitali.
Nel corso dei tavoli di confronto e degli interventi tecnici, diversi relatori hanno sottolineato come sia fondamentale affidarsi a specialisti dell’accessibilità con disabilità, dotati di competenze professionali specifiche e di esperienza concreta nell’utilizzo quotidiano delle tecnologie assistive. È stato infatti ribadito più volte che una consulenza specialistica non può essere confusa con una semplice opinione personale o con un’esperienza individuale isolata: servono metodo, conoscenza normativa, capacità di analisi tecnica e competenze progettuali.
Le esperienze condivise durante l’evento hanno confermato che l’accessibilità realmente efficace nasce dall’osservazione diretta delle modalità con cui le persone interagiscono con prodotti e servizi digitali nella vita quotidiana. Il coinvolgimento di professionisti con disabilità consente infatti di individuare criticità spesso invisibili a chi non utilizza abitualmente screen reader, ingranditori, comandi vocali o altre tecnologie assistive.
Particolarmente significativo anche il confronto sviluppatosi durante le tavole rotonde che hanno coinvolto associazioni di categoria del mondo delle telecomunicazioni, del settore bancario, dell’editoria e rappresentanti delle associazioni di persone con disabilità. Da questi momenti di dialogo è emersa con forza la volontà condivisa di costruire sinergie sempre più strette tra imprese, istituzioni e società civile, con l’obiettivo di promuovere un ecosistema digitale accessibile che vada oltre il semplice adempimento normativo e punti a una reale inclusione sociale.
Esperienze accessibili: una crescita continua
Nel corso degli Accessibility Days 2026 sono stati numerosi i momenti dedicati alla condivisione di esperienze concrete e buone pratiche sviluppate da enti pubblici, associazioni, università e aziende impegnate nella promozione dell’accessibilità.
Gli interventi hanno mostrato come il tema stia progressivamente entrando in ambiti sempre più ampi della vita quotidiana: dalla didattica digitale ai contenuti culturali, dalla musica al teatro, fino ai siti web, alle piattaforme online e alla documentazione accessibile. In molti casi sono stati presentati progetti già operativi che dimostrano come l’accessibilità possa essere integrata in maniera efficace nei processi organizzativi, progettuali e comunicativi.
Particolarmente interessante è stata la varietà delle esperienze raccontate, segno di una crescente maturità del settore e di una maggiore consapevolezza rispetto all’importanza di progettare strumenti e contenuti realmente fruibili da tutti.
Gli esempi condivisi durante l’evento hanno evidenziato un concetto molto chiaro: l’accessibilità digitale non rappresenta soltanto un obbligo normativo o un requisito tecnico, ma può diventare un elemento capace di incidere concretamente sulla qualità della vita delle persone. Quando affrontata in modo strutturale, continuativo e funzionale, l’accessibilità consente infatti di ampliare le possibilità di partecipazione alla vita sociale, culturale, educativa e professionale, contribuendo alla costruzione di comunità più inclusive e aperte.
Conclusioni
La decima edizione lascia quindi in eredità un messaggio chiaro: l’accessibilità digitale non rappresenta più un tema di nicchia, ma una componente strutturale della trasformazione digitale. Le organizzazioni che sapranno integrare questi principi nei propri processi non solo saranno più preparate ad affrontare gli obblighi normativi, ma riusciranno anche a costruire servizi migliori, più sostenibili e realmente aperti a tutti.
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