Recentemente il W3C ha pubblicato la prima Working Draft relativa ai Requisiti di Accessibilità per le persone con ipovisione (Accessibility Requirements for People with Low Vision). Si tratta di un passo molto importante che riguarda l’inclusione digitale e più nello specifico l’accessibilità ai contenuti web.

Le specifiche delle WCAG2 possono sembrare sufficienti a garantire l’accessibilità al maggior numero possibili di utenti, compresi quindi gli ipovedenti, in quanto introducono un elevato modello di astrazione concettuale che, per quanto possibile, guida gli sviluppatori a creare progetti web e contenuti accessibili senza concentrarsi sulle disabilità ma seguendo dei principi di base validi in ogni situazione.

Ma le ipovisioni meritano un’attenzione più specifica, mirata, proprio perché spesso si collocano in territori di confine non ben definiti e l’attenzione per questi temi è normalmente molto scarsa a causa di errate valutazioni.
Si sa, il mondo viaggia spesso per stereotipi, e non credo che sia una caratteristica soltanto di noi italiani. Per esempio quando si parla di disabilità, si pensa sempre ai disabili motori e alla sedia a rotelle, complice certo anche la simbologia grafica che ci ha accompagnato per anni.

Così quando si parla di problemi della vista si pensa subito ai non vedenti, immaginando che coloro che hanno problemi di visione siano tutti ciechi totali. D’altra parte c’è il luogo comune che gli ipovedenti dotati di occhiali diventino di colpo vedenti.
Invece i problemi della vista sono davvero tanti, divisi in una moltitudine di tipologie, e sono anche moltissime le persone coinvolte. Non ce ne rendiamo conto ma è così. Al mondo esistono infatti quasi 40 milioni di ciechi, ma le persone che hanno problemi più o meno gravi della vista sono quasi 250 milioni, più di 6 volte tanto (dati del World Health Organization).
Per dirlo in termini di accesso ai contenuti web possiamo dire che ogni 100 accessi ci sono 3 o 4 utenti che accedono ai contenuti con problemi alla vista.

Già il campo delle ipovisioni racchiude una molteplicità di condizioni nelle quali ora non ci addentriamo, ma l’ufficialità del problema può essere anche solo la punta dell’iceberg. C’è una moltitudine di persone che per motivi diversi o per particolari condizioni ambientali e/o strumentali, si trasformano di fatto in ipovedenti. Basta pensare alle comunissime presbiopie o alle miopie non corrette con adeguati occhiali, o a lievi deficit visivi che diventano invalidanti in particolari condizioni ambientali (luci troppo intense o troppo tenui) o in particolari condizioni di utilizzo di dispositivi (schermi obsoleti o troppo piccoli, schermi con gestione dei colori deficitaria).
Parliamo di milioni di presone coinvolte. Parliamo di percentuali che vanno ben oltre il 4% delle ufficialità.
Non è compito di chi sviluppa progetti web conoscere le disabilità e le loro peculiarità, altrimenti per sviluppare progetti web accessibili si avrebbe l’assurdità di dovrebbe far ricorso a personale medico specializzato con competenze digitali in ambito web. Ma conoscere le problematiche legate alle ipovisioni che coinvolgono la progettazione per il web è invece molto importante, perché sviluppare e creare contenuti con consapevolezza è fondamentale per permettere l’accesso al maggior numero possibile di utenti.

Trascurare le tematiche che coinvolgono l’ipovisione significa trascurare le esigenze di percentuali elevatissime.

Facciamo un esempio: in fase di progettazione di contenuti digitali, pagine web, presentazioni, libri digitali, si deve fare attenzione al contrasto di colore. Esiste un algoritmo di calcolo che permette di scegliere il giusto contrasto di colore. Al raggiungimento del livello di contrasto che soddisfa il criterio AA delle WCAG2  si è raggiunto il corretto livello di accessibilità. Eppure anche in queste condizioni, nei casi di ipovisione o di condizioni ambientali o strumentali particolari, quel contrasto può essere non sufficiente. Immaginiamo di aver costruito delle slide con testo blu scuro e fondo bianco, con font di dimensioni abbastanza grandi, quindi un contenuto accessibile. È sufficiente che l’ambiente di proiezione delle slide sia troppo luminoso e che la distanza delle persone sia leggermente troppo elevata per rendere anche una slide tecnicamente accessibile del tutto inaccessibile.
Il contesto diventa quindi parte integrante delle dinamiche dell’accessibilità e l’attenzione al maggior numero possibile di elementi diventa fondamentale per risolvere i problemi e creare contenuti soddisfacenti per gli utenti.

Ecco perché è importante che anche il W3C abbia intrapreso questo nuovo percorso di definizione di requisiti di accessibilità per persone con ipovedenza, anche se tale percorso dovesse condurre a una sovrapposizione di requisiti con quelli già presenti nelle WCAG2. Sviluppare e produrre contenuti con consapevolezza è l’unica strada per creare un web di qualità e dare sostanza all’idea di “mettere l’utente al centro”, cosa che spesso si fa solo in teoria.

Analizzando il documento del W3C si possono individuare molti punti di riflessione sui temi delle ipovedenze, il contrasto di colore, la dimensione dei font, l’estensione del campo visivo, l’uso dei colori, l’uso degli scrolling, le condizioni ambientali, i comportamenti delle applicazioni, gli zoom ecc. Nei prossimi articoli cercheremo di fare il punto su alcuni di questi aspetti.

Autore

  • Fabrizio Caccavello

    Web Accessibility Expert.

    Da oltre 20 anni risolvo le sfide di accessibilità digitale per i principali gruppi bancari, assicurativi e industriali italiani, trasformando la compliance in valore strategico.

    Non mi limito ad applicare le linee guida: contribuisco a scriverle e a tradurle per il mercato nazionale, come nel caso delle versioni ufficiali WCAG 2.1 e 2.2. La mia preparazione si fonda su una profonda competenza tecnica (HTML, WAI-ARIA, tecnologie assistive) per garantire l'inclusività su ogni touchpoint, dal desktop al mobile.

    Come membro delle commissioni UNI/CT 531 (e-Accessibility) e UNI/CT 526, partecipo attivamente alla definizione delle norme tecniche nazionali (UNI CEI EN 301549). Ho inoltre consolidato la mia esperienza collaborando per molti anni come consulente super senior per AgID, con un focus specifico su progetti pillar dell'agenda digitale italiana come SPID, Designers Italia e la gestione della misura 1.4.2 del PNRR.

    Oltre alla consulenza, mi occupo di:
    - Formazione ed esame per le certificazioni di esperti in accessibilità.
    - Coordinamento associativo come responsabile accessibilità IWA Italy e socio fondatore di Accessibility Days.
    - Divulgazione e seminari per la diffusione di una cultura digitale realmente inclusiva.

    Credo in un web senza barriere, dove l'innovazione tecnologica è progettata per non escludere nessuno.