Un mattoncino di LEGO, nel segno delle piccole cose
L’hardware non è solo pratica e circuiti: è l’estensione del nostro corpo e delle nostre mani. L’accessibilità digitale rappresenta la capacità dei sistemi informatici di offrire servizi fruibili da tutti, ma spesso il progresso tecnologico corre molto più veloce della nostra capacità di adattarci. La legge di Martec lo spiega bene: la tecnologia evolve in modo esponenziale, mentre le persone e le aziende si trasformano molto più lentamente. Questo crea un divario che ha conseguenze concrete sulla nostra società.
Le tecnologie sono utensili, veri e propri artefatti culturali che riflettono i valori, i bisogni e le idee della società che le produce. Ogni volta che nasce un nuovo mezzo di comunicazione, si ridefiniscono le strutture del passato. In questo continuo cambiamento, il progresso tecnologico è una scala elicoidale fatta di rischi e obiettivi: può migliorare la vita umana, accelerare la ricerca, rimediare ai danni ambientali, amplificare la mente, ma può anche portare pericoli come la disoccupazione di massa, l’ascesa di intelligenze artificiali super-umane, armi autonome e nuove forme di oppressione sociale.
Sebbene si parli spesso di accessibilità riferendosi a siti web e applicazioni, l’articolo vuole esplorare un ambito meno discusso ma fondamentale: l’hardware. L’hardware non è solo un contenitore per il software, ma il primo punto di contatto – e a volte di scontro – tra utente e tecnologia. È qui che si manifestano le prime barriere: pulsanti troppo piccoli, porte USB irraggiungibili, cavi difficili da maneggiare. Per questo la norma tecnica europea EN 301 549 ha esteso i suoi requisiti anche all’hardware, riconoscendo che l’accessibilità deve essere un concetto olistico.
Infine, viene introdotta la Direttiva UE 2019/882 (European Accessibility Act), che mira a garantire che prodotti e servizi chiave siano accessibili alle persone con disabilità in tutta l’Unione Europea, creando un mercato più inclusivo e riducendo le barriere tecniche e legali.
Ogni tecnologia riflette i valori, i bisogni e le idee della società che la produce. Come nasce un nuovo mezzo di comunicazione si ridefiniscono le strutture di un tempo.
In questo continuo fluire “Panta rei” – l’aforisma che sintetizza la dottrina del filosofo Eraclito, secondo cui la realtà è in continuo mutamento – con la preziosa visione di Stephen Hawking si affronta il tema del progresso tecnologico, nella sua complessità e duplicità. Lui stesso un utente di tecnologie assistiva, era un fermo sostenitore del suo potenziale per migliorare la vita umana come, ad esempio, la sua capacità di accelerare la ricerca sulle malattie e povertà, rimediare i danni ambientali, amplificare la mente umana…, ma allo stesso tempo avvertiva dei gravi pericoli esistenziali, come l’ascesa di un’intelligenza artificiale super-umana, la disoccupazione di massa, le armi autonome, le oppressioni sociali….
Il potenziale fallimento nel gestire questo progresso in modo responsabile non annulla la possibilità di una ricostruzione positiva. I rischi e gli obiettivi sono le doppie eliche che si snodano a spirale, come un’unica struttura senza un asse centrale visibile. Ecco che il progresso tecnologico diventa una scala elicoidale con i suoi rischi e i suoi obiettivi.
Nell’architettura delle soluzioni, non c’è critica e scomposizione senza riorganizzazione, reinterpretazione degli elementi per costruire nuove soluzioni. Immaginiamo un grande castello di LEGO, una costruzione complessa e monolitica. La sua architettura è fissa e difficile da modificare. Per costruire una navicella spaziale, non ha senso cercare di adattare il castello. Bisogna decostruire la struttura esistente, smontando il castello pezzo per pezzo, e riorganizzare i mattoncini in un nuovo design. Attraverso l’analisi dei singoli elementi si può identificare la funzione dell’oggetto e come si lega ad altri nella sua interazione semantica e fisica. Sarebbe opportuno però prendere in considerazione le specifiche esigenze dei singoli individui per raggiungere l’ambito concetto di “Universal Design”.
Sebbene il dibattito sull’accessibilità si concentri spesso su siti web e applicazioni, questo articolo si propone di esplorare un ambito cruciale ma meno discusso: il mattoncino di LEGO, l’hardware.
Ho avuto la fortuna di affrontare questo tema insieme al mio amico Giacomo Tontini, utente ed appassionato di tecnologie assistive, laureato in ingegneria dell’informazione – indirizzo informatico – presso l’Università La Sapienza di Roma.
La nostra collaborazione nasce dalla consapevolezza che l’hardware non è semplicemente un contenitore per il software, ma il primo punto di contatto, e a volte di scontro, tra utente e tecnologia. Abbiamo deciso di unire le nostre forze – la mia esperienza di analisi e la sua prospettiva diretta e profonda sull’interazione quotidiana con i dispositivi – per analizzare la norma tecnica europea armonizzata EN 301 549, aggiornata nella versione EN 301 549 V.3.1.2 (03-2021) che estende anche all’hardware il suo campo di applicazione. In particolare, ci concentreremo sul paragrafo 8, che definisce i requisiti per l’accessibilità dell’hardware.
In questo articolo, non vogliamo solo spiegare la norma, ma darle un volto e una voce, dimostrando come un design attento e inclusivo possa trasformare la frustrazione in autonomia. Per questo abbiamo affrontato la norma non come un semplice documento, ma come una guida, esaminandola attraverso il filtro delle nostre esperienze dirette con la tecnologia. Il nostro dialogo ha unito diverse prospettive, mettendo in luce come le specifiche tecniche si riflettano nella vita quotidiana e nell’interazione con i dispositivi.
Il ruolo dell’hardware nella norma EN 301 549
Spesso si pensa che l’accessibilità riguardi solo siti e app, ma la vera sfida si manifesta quando un dispositivo fisico non risponde alle esigenze di chi lo usa: pulsanti troppo piccoli, porte USB irraggiungibili o cavi difficili da gestire. Per questo la norma UNI CEI EN 301549 non si limita al software, ma include l’hardware, riconoscendo che l’accessibilità deve essere globale, integrata e un concetto olistico.
I prodotti devono essere progettati per essere utilizzabili da chiunque, considerando forza, disposizione dei comandi, leggibilità delle etichette e compatibilità con tecnologie assistive. Il paragrafo 8 non è solo un elenco di requisiti, ma una guida per progettare dispositivi che promuovano autonomia e inclusione.
Oltre alla EN 301549 esistono altri riferimenti, come la ISO 9241 (ergonomia e interazione uomo-macchina) e la Direttiva UE 2019/882 – European Accessibility Act (EAA), che estende il principio di accessibilità a prodotti e servizi chiave, tra cui computer, smartphone, terminali self-service, e-commerce, e-book e sistemi operativi. L’obiettivo è creare un mercato unico più inclusivo e ridurre le barriere tecniche tra gli Stati membri.
Aspetti principali della progettazione inclusiva

Nel campo dell’hardware, l’accessibilità riguarda:
- Usabilità fisica (pulsanti accessibili, forza necessaria ridotta);
- Compatibilità con tecnologie assistive (es. dispositivi di input alternativi);
- Feedback multipli (visivi, acustici, tattili);
- Ergonomia per ridurre sforzi eccessivi.
Il paragrafo 8 della norma sposta l’attenzione dai contenuti digitali ai dispositivi fisici, richiedendo che siano utilizzabili da persone con abilità differenti (visive, motorie, uditive o verbali…). L’accessibilità deve essere integrata fin dalla progettazione, garantendo compatibilità con ausili e modalità alternative d’interazione (touch, voce, comandi fisici).
Requisiti e interpretazione condivisa
Abbiamo condiviso che spesso l’hardware è progettato per un “utente standard”, dimenticando che la diversità è la norma, non l’eccezione. È un problema sociale che riguarda qualsiasi settore, si pensa alla maggioranza ma sarebbe necessario che si sposti il focus sulle necessità del singolo individuo.
Un dispositivo è considerato accessibile se:
- funziona con tecnologie assistive;
- offre segnali multipli (visivi, sonori, tattili);
- ha comandi fisici semplici e riconoscibili;
- supporta diversi tipi di interazione;
- fornisce documentazione accessibile (braille, audio, digitale).
Esempi di inaccessibilità sono pulsanti troppo piccoli o privi di feedback, o porte di connessione posizionate in punti irraggiungibili per chi usa una sedia a rotelle. L’obiettivo della norma è promuovere una tecnologia che si adatti alle persone, non il contrario.
8.1 Generalità
8.1.1 Requisiti generici
- Obiettivo: I requisiti generici definiti nel capitolo 5 della norma (es. compatibilità con tecnologie assistive, usabilità, robustezza) si applicano anche all’hardware.
- Situazione: Un dispositivo hardware che ha funzioni “chiuse” (non modificabili dall’utente) ma che deve essere accessibile senza dover aggiungere dispositivi ausiliari. Ad esempio, una persona non vedente che si reca in un ufficio postale, trova un chiosco self-service per prendere il numero per la fila. Il dispositivo ha uno schermo touch ma nessun output vocale, né alcun tasto fisico. Appoggia la mano sulle schermo alla ricerca di riferimenti tattili, ma non trova nulla. Frustrata, cerca aiuto e chiede infine ad altre persone di premere il pulsante per lei.
- Soluzione: Assicurarsi che le funzioni chiuse del dispositivo siano operative senza che l’utente debba installare tecnologie assistive esterne; il dispositivo deve supportare le impostazioni di accessibilità previste dai requisiti generici. Nel caso sopra specificato, il chiosco ha funzionalità chiuse e l’interfaccia non può essere modificata o adattata. Secondo il requisito 8.1.1 l’hardware dovrebbe essere accessibile di per sé, anche in assenza di dispositivi esterni. Dovrebbe avere una modalità vocale integrata attivabile da un tasto facilmente individuabile (con rilievo o braille); dovrebbero esserci delle istruzioni vocali o suoni che guidino l’utente nella scelta; permettere l’interazione senza dipendere esclusivamente dal touch screen e in alternativa, essere compatibile con dispositivi assistivi esterni collegabili, tramite porta standard USB, Bluetooth ad esempio.
- Esempio hardware: Totem per la gestione delle code (ticket dispenser in banca, Poste, ASL).
8.1.2 Connessioni standard
- Obiettivo: Se il dispositivo hardware prevede punti di connessione (input o output), almeno uno di questi deve essere un formato “industry standard / non proprietario” (o adattabile tramite connettore commerciale). Questo garantisce che dispositivi di assistenza possano connettersi.
- Situazione: Un dispositivo con porta proprietaria per cuffia / microfono che impedisce l’uso di dispositivi esterni accessibili. Un utente ha la necessità di collegare una tastiera Braille ad un PC pubblico che ha solo porte bloccate o proprietarie. Non riuscirà a navigare in braille e non potrà di conseguenza, conseguire la sua azione sentendosi escluso.
- Soluzione: Prevedere almeno una porta USB standard, Bluetooth o altra connessione standard, direttamente o tramite adattatori commerciali, per collegare tecnologie assistive.
- Esempio hardware: Postazione PC pubblica in biblioteca.
8.1.3 Colore
- Obiettivo: Se l’hardware usa il colore per comunicare informazioni (es. LED, indicatori), non può essere l’unico mezzo per distinguere uno stato, un’azione, un avviso. Deve esserci un’alternativa (testo, forma, icona, simbolo).
- Situazione: Un dispositivo che segnala “errore / ok” solo con LED rossi/green, senza icone, testo o suono. Mettiamoci nei panni di una persona daltonica, che non distingue tra LED rosso/verde su una stampante ad esempio. Non riuscirà ad usare il dispositivo hardware e potrebbe risentirne emotivamente perché dovrà chiedere aiuto a qualche collega sentendosi violata nel diritto di essere autonoma.
- Soluzione: Aggiungere un’icona, un segnale acustico o una dicitura testuale che accompagni il cambio di colore; usare simboli o contrasti visivi che non dipendano solo dal colore.
- Esempio hardware: Stampante multifunzionale condivisa in ufficio.
8.2 Prodotti hardware con output vocale
8.2.1 Regolazione del volume vocale
8.2.1.1 Intervallo del volume vocale
- Obiettivo: Se l’hardware fornisce output vocale, deve permettere di regolare il volume su una gamma di almeno 18 dB.
- Situazione: Un dispositivo con messaggi vocali per utenti ipovedenti, ma il volume è fisso e non può essere regolato. Oppure pensiamo ad una persona anziana o con ipoaclusia sensoriale.
- Soluzione: Implementare un controllo di volume che permetta modifiche significative (minimo → massimo) coprendo almeno 18 dB di escursione.
- Esempio hardware: Sportello automatico vocale per l’accettazione in ospedale.
8.2.1.2 Controllo del volume incrementale
- Obiettivo: Se il controllo del volume è “incrementale” (cioè a passi), deve esserci almeno un passo intermedio (gain) di 12 dB sopra il livello minimo.
- Situazione: Un dispositivo con solo due posizioni (volume basso / alto) senza valori intermedi.
- Soluzione: Prevedere più livelli tra minimo e massimo, includendo almeno un livello che dia +12 dB rispetto al minimo.
- Esempio hardware: Citofono intelligente condominiale.
8.2.2 Accoppiamento magnetico
8.2.2.1 Dispositivi a linea fissa
- Obiettivo: Se l’hardware è un dispositivo telefonico con voce (che si tiene all’orecchio), deve supportare accoppiamento magnetico (T‑coil) secondo le norme ETSI, e portare il simbolo “T”. Riguarda i dispositivi di comunicazione su linea fissa, come i telefoni tradizionali, e si concentra sull’accessibilità per le persone con apparecchi acustici. I telefoni fissi con output vocale devono includere un sistema di accoppiamento magnetico per supportare le persone con apparecchi acustici, garantendo un audio chiaro e accessibile.
- Situazione: Un telefono fisso che non supporta l’uso con apparecchi acustici con bobina in T.
- Soluzione: Progettare il dispositivo con bobina magnetica integrata o compatibile con T‑coil, e marcare con simbolo T.
- Esempio hardware: telefono da banco in una reception o centralino.
8.2.2.2 Sistemi di comunicazione wireless
- Obiettivo: Anche i dispositivi vocali wireless che si portano all’orecchio devono prevedere accoppiamento magnetico verso tecnologie uditive, conformemente alle norme ETSI.
- Situazione: Un dispositivo auricolare Bluetooth che non supporta l’uso con apparecchi acustici.
- Soluzione: Integrare compatibilità con tecnologie acustiche (T‑coil o standard equivalenti) per utenti con perdita uditiva.
- Esempio hardware: Auricolare Bluetooth fornito con telefoni aziendali o tablet.
8.3 ICT fisso
Questa parte riguarda dispositivi fissi installati in ambienti (es. un terminale per pagamenti, un chiosco informativo).
8.3.1 Accesso frontale o laterale, 8.3.2 Accesso frontale, 8.3.3 Accesso laterale, 8.3.4 Superficie libera o area operativa
- Obiettivo: Assicurare che i controlli essenziali e i display siano accessibili entro limiti di altezza e spazi tali da permettere anche a utenti in sedia a rotelle di intervenire senza difficoltà. Ad esempio, i comandi devono essere posti ad altezza non superiore a 1 220 mm e non inferiore a 380 mm (per situazioni non ostacolate). Immaginiamo ad esempio, una persona in sedia a rotelle che non arriva ai comandi del parcometro.
- Se c’è ostacolo, si possono applicare altri limiti (es. per “approccio laterale”).
- I display devono essere leggibili da un’altezza teorica di visione (es. 1 015 mm sopra il pavimento).
- I manuali di installazione devono includere indicazioni su come montare il dispositivo in modo conforme.
- Situazioni:
- Un terminale di pagamento montato troppo in alto, fuori portata da utente in sedia a ruote.
- Un display posizionato in modo che l’utente seduto non riesce a leggere.
- Il chiosco è in una nicchia stretta che impedisce l’approccio parallelo.
- Soluzioni:
- Progettare i dispositivi con elementi operabili entro le altezze consentite (es. ≤ 1 220 mm, ≥ 380 mm).
- Se ci sono ostacoli, assicurare che almeno un controllo essenziale cada dentro le aree raggiungibili.
- Predisporre sufficiente spazio di accesso (ad esempio larghezza 1 525 mm per approccio parallelo).
- Garantire che il display sia posizionato per essere leggibile da una prospettiva morbida (utente seduto).
- Fornire nelle istruzioni di installazione raccomandazioni per il montaggio in conformità visiva / spaziale.
- Esempio hardware: Colonnina per pagamento del parcheggio (8.3.1), sportello automatico di ritiro referti (8.3.2), bancomat installato su marciapiede (8.3.3), chiosco per invio pacchi self-service (8.3.4), totem informativo turistico in centro città (8.3.5).
8.3.6 Istruzioni per l’installazione
- Obiettivo: Le istruzioni per l’installazione devono guidare chi installa il dispositivo a rispettare i requisiti di accessibilità ambientale (altezza, spazio, orientamento).
- Istruzioni obbligatorie: Tutti i dispositivi ICT fissi devono essere accompagnati da istruzioni di installazione.
- Obiettivo delle istruzioni: Le istruzioni devono spiegare come installare il dispositivo in modo che rispetti i requisiti di accessibilità dell’ambiente costruito (ad esempio, altezze, spazi liberi, pendenze, ecc.).
- In assenza di requisiti specifici: Se non ci sono requisiti di accessibilità definiti per l’ambiente, le istruzioni devono assicurarsi che il dispositivo sia installato seguendo le regole descritte nei criteri 3.2 a 8.3.5 (ad esempio, altezze delle parti utilizzabili, accesso con ostacoli, cambiamenti di livello, ecc.).
- Situazione: Il produttore non fornisce indicazioni su come montare il dispositivo in un contesto accessibile. Un tecnico monta un totem troppo in alto, senza sapere le misure corrette.
- Soluzione: Allegare un documento che descriva le altezze raccomandate, il posizionamento e le distanze minime, affinché l’installatore possa montare il dispositivo in modo conforme.
- Esempio hardware: terminale per check-in self-service in hotel.
8.4 Parti azionabili meccanicamente
8.4.1 Tasti numerici (keypads)
- Obiettivo: Se è presente una tastiera numerica, il tasto “5” deve essere tattilmente distinto dagli altri (ad esempio con un rilievo). Ciò aiuta l’orientamento tattile per chi ha visione ridotta.
- Situazione: Tastiera numerica su un chiosco, senza distinzione tattile dei tasti.
- Soluzione: Mettere un piccolo rilievo o puntino sul numero “5” per consentire l’orientamento.
- Esempio hardware: tastiera numerica del terminale POS per pagamenti.
8.4.2 Funzionamento di parti meccaniche
8.4.2.1 Metodi di funzionamento delle parti meccaniche
- Obiettivo: Se un controllo richiede di afferrare, pizzicare o torcere il polso, deve esserci un’alternativa che non richieda tali movimenti.
- Situazione: Una manopola che bisogna girare con polso piegato, difficile per utenti con mobilità ridotta. Ad esempio una persona con artrite, non riesce a girare una manopola su un distributore.
- Soluzione: Fornire levette, pulsanti alternativi o comando elettronico che non richiedano torsione o presa fine.
- Esempio hardware: distributore di biglietti o bevande con manopole.
8.4.2.2 Forza di funzionamento delle parti meccaniche
- Obiettivo: Se un controllo richiede una forza superiore a 22,2 N (circa 2,27 kgf), deve esserci un modo alternativo che richieda una forza ≤ 22,2 N. ISO 21542 suggerisce valori ideali tra 2,5 e 5 N.
- Situazione: Un pulsante meccanico duro da premere (es. 30 N) che è difficile per utenti con forza ridotta.
- Soluzione: Riprogettare il meccanismo affinché la forza richiesta sia minima, o offrire pulsanti alternativi elettronici o sensibili che richiedano meno sforzo.
- Esempio hardware: pulsanti di emergenza negli ascensori.
8.4.3 Chiavi, biglietti e carte tariffarie
- Obiettivo: Se il dispositivo rilascia o accetta carte / biglietti, l’orientamento importante (es. quale lato va inserito) deve essere tattilmente distinguibile.
- Situazione: Un terminale per biglietti in cui la carta va inserita in un verso, ma non c’è indicazione tattile su quale. Così una persona cieca non sa in che verso inserire la carta.
- Soluzione: Prevedere una freccia tattile, rilievo con incisione tattile o texture che comunichi l’orientamento della carta.
- Esempio hardware: lettore automatico per biglietti nei trasporti pubblici.
8.3 Indicazione tattile della modalità vocale
- Obiettivo: Se il dispositivo è progettato per uso condiviso e supporta output vocale, deve avere un’indicazione tattile (es. Braille, simbolo in rilievo) che segnali come attivare la modalità vocale. Si concentra sull’accessibilità dei dispositivi ICT condivisi che offrono un’uscita vocale. Se un dispositivo ICT è progettato per essere utilizzato da più persone(ad esempio, un bancomat, un chiosco informativo o un terminale self-service) e offre un’uscita vocale (ad esempio, per leggere informazioni o istruzioni), deve essere presente un’indicazione tattile che aiuti gli utenti a individuare come attivare la modalità vocale. L’indicazione tattile può includere istruzioni in Braille o altri segnali tattili facilmente riconoscibili.
- Situazione: Un chiosco con output vocale ma nessuna etichetta tattile per chi non vede.
- Soluzione: Aggiungere un simbolo in Braille o rilievo vicino al tasto/via d’accesso alla modalità vocale, che l’utente non vedente possa percepire.
- Esempio hardware: chiosco interattivo multiservizi in comune.
Conclusioni
Nel prezioso confronto con Giacomo, è emersa l’urgenza di agire quanto prima nel costruire una nuova visione e un nuovo modo di concepire l’Hardware, frutto dello studio e della ricerca umana. Nasce dalla cultura ma trasforma la cultura stessa, dovrebbe pensare alle esigenze reali dell’uomo.
Occorre rimettere l’essere umano al centro.
Non siamo spettatori passivi della rivoluzione digitale, ma possiamo plasmarla per generare/creare una società più consapevole e inclusiva.
Un mondo disegnato per tanti è a favore di tanti, un mondo disegnato per tutti è a favore di tutti.
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