Per chi non ha voglia di leggere tutto l’articolo: si, anche tu rischi contenziosi con dipendenti e/o clienti se i tuoi servizi digitali sono inaccessibili.

Ecco, ora che ho stimolato l’interesse nel capire perché, mettiti comodo e approfondiamo il tema.

Chiunque può discriminare

discriminazióne s. f. [dal lat. tardo discriminatio -onis]

Distinzione, diversificazione o differenziazione, operata fra persone, cose, casi o situazioni.

Il concetto di discriminazione in tema di disabilità, è bene dirlo, non nasce “ieri” ma esistono normative in materia già ben prima della nascita delle normative in materia di accessibilità del settore ICT.

Le normative che riporto di seguito si applicano indipendentemente dal settore, pubblico o privato, senza limiti di fatturato o numero di dipendenti. Lo ripeto: le norme generali di discriminazione, in cui rientra anche quella digitale, si applicano a tutti, indipendentemente dalla Legge 4/2004 e dall’Accessibility Act. Per cui che tu sia una grande azienda o una piccola realtà aziendale, se c’è discriminazione va rimossa.

Nell’articolo chiaramente mi limito alla tematica dell’ICT ma dovreste tener conto del fatto che qualsiasi discriminazione dovuta, ad esempio, a barriere architettoniche, posizionamento di oggetti o prodotti ad altezze non adeguate, potrebbe portare ad una richiesta di rimozione della problematica in forma diretta o tramite procedimento giudiziario che prevede la rimozione della problematica e l’indennizzo del soggetto discriminato.

Discriminazione diretta, indiretta o molestie

Nelle normative che seguono, si parla di tipologie di discriminazione.

Si ha discriminazione diretta quando, per motivi connessi alla disabilità, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una persona non disabile in situazione analoga.

Si ha discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono una persona con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone.

Sono, altresì, considerati come discriminazioni le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.

Anche l’ordine di discriminare una persona con disabilità è considerata discriminazione.

Discriminazione nel mondo del lavoro

Avete dipendenti? Volete assumere personale? Dovete prevedere attività di formazione per i vostri dipendenti? Attenzione: la normativa sulla discriminazione nel mondo del lavoro è in vigore dal 2003. Stiamo parlando del Decreto Legislativo 9 luglio 2003, n. 216 “Attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro e della direttiva n. 2014/54/UE relativa alle misure intese ad agevolare l’esercizio dei diritti conferiti ai lavoratori nel quadro della libera circolazione dei lavoratori”.

L’ambito di applicazione, come accennato, è particolarmente esteso e riguarda qualsiasi settore, sia pubblico che privato, senza limiti.

Art. 3 – Ambito di applicazione

[…]
a) accesso all’occupazione e al lavoro, sia autonomo che dipendente, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione;
b) occupazione e condizioni di lavoro, compresi gli avanzamenti di carriera, la retribuzione e le condizioni del licenziamento, la salute e la sicurezza, il reintegro professionale o il ricollocamento;
c) accesso a tutti i tipi e livelli di orientamento e formazione professionale, perfezionamento e riqualificazione professionale, inclusi i tirocini professionali;
d) affiliazione e attività nell’ambito di organizzazioni di lavoratori, di datori di lavoro o di altre organizzazioni professionali e prestazioni erogate dalle medesime organizzazioni.
d-bis) accesso all’alloggio;
d-ter) accesso a vantaggi sociali e fiscali;
d-quater) assistenza fornita dagli uffici di collocamento;
d-quinquies) iscrizione alle organizzazioni sindacali ed eleggibilità negli organi di rappresentanza dei lavoratori.

Discriminazione, in tutti gli altri casi

Fornite prodotti o servizi ICT, ad esempio tramite siti web o applicazioni mobili? Se non sono accessibili, il rischio è che un utente che si sente (giustamente) discriminato vi richieda la rimozione della problematica in modo diretto oppure tramite azione legale. In questo caso la normativa di riferimento è la Legge 1 marzo 2006, n. 67 “Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni”.

Cosa bisogna fare?

Ora che c’è conoscenza dei rischi legali, a cui vanno aggiunti i rischi reputazionali per l’impresa “bollata” come discriminatoria verso l’utenza e/o verso i propri dipendenti, come dobbiamo comportarci? Ecco alcuni suggerimenti utili.

Verificare l’accessibilità

La prima cosa da effettuare è una verifica di accessibilità, richiedendola ad aziende che hanno competenza in materia, ma anche al fornitore dei vostri servizi. La richiesta da porre è semplice: “potete verificare la conformità del sito web (di un’applicazione, di un prodotto informatico) rispetto alle regole di accessibilità”?

A seguito della verifica avrete quindi a disposizione un elenco di potenziali criticità e quindi dovrete pianificare l’adeguamento.

Fare contratti “come si deve”

Oramai dovreste aver capito che l’accessibilità è una qualità imprescindibile per le future forniture. Quando richiedete quindi lo sviluppo di un nuovo servizio digitale o l’acquisto di un prodotto, nel contratto con il fornitore fate inserire una clausola come la seguente:

Requisiti di accessibilità

“Al fine di non creare discriminazione verso dipendenti e/o utenti dell’Azienda i prodotti oggetto di fornitura dovranno rispettare i requisiti previsti dalle linee guida di cui all’art. 11 della legge 9 gennaio 2004, n. 4. Ove in fase di collaudo o nei successivi 24 (ventiquattro) mesi si riscontreranno difformità, il fornitore si impegna al ripristino della conformità a titolo non oneroso per l’amministrazione, fermo restando la responsabilità in sede giudiziaria in caso di contenziosi ai sensi del dlgs. 216/2003 e/o Legge 67/2006.”

Ascoltare gli utenti

Fornite un canale di comunicazione, accessibile, in modo che gli utenti (sia dipendenti che utenti esterni) possano segnalarvi eventuali problematiche di accessibilità. Questo renderà il rapporto utente / azienda più semplice in quanto lo scopo di entrambi i soggetti non è il contenzioso ma la risoluzione delle problematiche di accessibilità.