Una bella novità: è stato pubblicato il Draft EN 301549 V4.1.0 (2025-11) “Accessibility requirements for ICT products and services”.
E finalmente è fatta! Lo standard principale di riferimento per l’European Accessibility Act è “formalmente” finito. Quali saranno i prossimi passi? La votazione ufficiale dell’Inchiesta/ENAP sulla prEN 301549 è ufficialmente iniziata oggi sia presso l’ETSI che presso il CEN. La scadenza per questa votazione sarà la stessa in entrambe le organizzazioni: 11/02/2026.
Prima di tutto desidero congratularmi con il team di redazione per l’intenso e duro lavoro svolto per produrre il documento con cui abbiamo scritto un piccolo pezzo di storia. Ora però cerchiamo di capire cosa cambierà nei prossimi mesi.
Di cosa stiamo parlando
Immaginate di entrare in un negozio dove, per la prima volta, ogni scaffale è raggiungibile da chiunque: non importa se usate una carrozzina, se vedete poco o se preferite ascoltare invece di leggere. Ora che l’avete immaginato, applicatelo anche al mondo digitale. Questo è l’obiettivo della norma europea EN 301 549, la “bussola” che guida aziende, enti pubblici e sviluppatori nella creazione di prodotti e servizi digitali accessibili a tutti.
Pubblicata inizialmente nel 2014 e aggiornata più volte, la versione bozza in fase di votazione, V4.1.0 (novembre 2025) rappresenta un passo avanti significativo rispetto alla vigente versione V3.2.1 del 2021. Ma cosa cambia davvero? Scopriamolo in modo semplice, come se stessimo sfogliando insieme le pagine di un libro che rende il futuro più inclusivo.
Dal Web al “tutto digitale”: un campo d’azione più ampio
La versione 2021 era nata soprattutto per accompagnare la Direttiva UE 2016/2102, conosciuta come Web Accessibility Directive (WAD), quella che impone ai siti e alle app della pubblica amministrazione di essere accessibili. Il cuore della norma erano quindi i contenuti web, i documenti e le app mobile, con un forte ancoraggio alle linee guida WCAG 2.1.
Il draft 2025, invece, abbraccia la Direttiva UE 2019/882 – meglio nota come European Accessibility Act (EAA) – che dal 28 giugno 2025 obbliga tutti i prodotti e servizi digitali in commercio destinati al consumatore (bancomat, smartphone, biglietti elettronici, e-commerce, servizi di trasporto, banche online…) a garantire accessibilità. Non si parla più solo di siti pubblici, ma di ogni oggetto che abbia un chip o un’interfaccia: dall’app mobile per acquistare la spesa, al totem in stazione. Il perimetro si allarga enormemente e la norma diventa lo “scheletro” comune per decine di categorie merceologiche.
WCAG 2.2: non solo un aggiornamento di standard
Il salto più visibile è l’aggiornamento alle WCAG 2.2 (raccomandazione W3C di dicembre 2024). Rispetto alle WCAG 2.1, la nuova versione introduce criteri più stringenti su contrasto, spaziatura del testo, gestione dei focus e soprattutto su accessibilità cognitiva – ad esempio testi più semplici, meno ambiguità nei moduli, aiuti contestuali.
Nelle WCAG 2.2 sono presenti i seguenti nuovi criteri di successo, di cui obbligatori sono quelli indicati con livello “A” e livello “AA”:
- 2.4.11 Focus non nascosto (minimo) (AA)
- 2.4.12 Focus non nascosto (avanzato) (AAA)
- 2.4.13 Aspetto del focus (AAA)
- 2.5.7 Movimenti di trascinamento (AA)
- 2.5.8 Dimensione dell’obiettivo (minimo) (AA)
- 3.2.6 Aiuto coerente (A)
- 3.3.7 Inserimento ridondante (A)
- 3.3.8 Autenticazione accessibile (minimo) (AA)
- 3.3.9 Autenticazione accessibile (avanzato) (AAA)
I nuovi criteri di successo possono fare riferimento a nuovi termini che sono stati aggiunti al glossario e fanno parte dei requisiti normativi dei criteri di successo. Le WCAG 2.2 introducono inoltre nuove sezioni che descrivono in dettaglio gli aspetti delle specifiche che potrebbero avere un impatto sulla privacy e sulla sicurezza.
Chi già rispettava le WCAG 2.1 AA dovrà rivedere sei nuovi criteri di successo; chi partirà da zero avrà una asticella più alta, ma anche linee guida più chiare, già utilizzate e testate, per evitare errori comuni.
Le WCAG 2.2 sono comunque un riferimento per gran parte dei punti della norma: sono la base non solo per il web ma anche per i documenti non web (ossia i documenti diversi dalle classiche pagine web) nonché per il “software non web”. Questa è una nuova definizione della norma aggiornata per il software, che considera pertanto tutte le applicazioni web nel capitolo dedicato ai requisiti web mentre per quanto riguarda le applicazioni tradizionali definisce un capitolo specifico.
Non dimentichiamoci inoltre che le WCAG 2.2 sono diventate standard ISO 40500:2025 e pertanto ciò che contiene la nuova EN 301 549 è una armonizzazione con uno standard internazionale oramai consolidato.
Conversazione globale: voce, testo e video accessibili per tutti
Una delle rivoluzioni più concrete riguarda la comunicazione in tempo reale. Nella versione 2021 il Real-Time Text (RTT) era già presente, ma limitato a scenari di emergenza o servizi relay. Il draft 2025 lo trasforma in “Total Conversation”: un unico flusso che integra voce, testo in tempo reale e video (inclusa la lingua dei segni) senza soluzione di continuità.
Pensate a una videochiamata di lavoro: se perdete l’audio, il testo appare istantaneamente; se serve la lingua dei segni, il video si ingrandisce senza interrompere il flusso. La norma definisce, ad esempio, ritardi massimi (meno di 500 ms), interoperabilità tra reti 4G/5G/Wi-Fi e obblighi di identificazione del parlante. È un cambiamento che impatta su smartphone, centralini aziendali, piattaforme di telemedicina e persino i totem informativi e per gli acquisti.
Struttura della norma: da “elenco” a “mappa”
Chi ha aperto la versione 2021 trovava un lungo elenco di requisiti tecnici, spesso difficili da navigare e si “salvava” con l’Allegato A che riportava gli adempimenti per la Direttiva 2016/2102, rispettivamente nel prospetto A1 (per il web) e prospetto A2 (applicazioni mobili). Nel draft del 2025, l’allegato A è stato aggiornato per reindirizzare a degli allegati “Z”, di cui l’allegato ZA riporta i requisiti per la Web Accessibility Directive, aggiornati alle WCAG 2.2.
Per quanto riguarda la conformità all’European Accessibility Act, il draft 2025 riorganizza tutto in cinque tabelle di conformità (Allegato ZB) che funzionano come una mappa per orientarsi:
- una per tutti i prodotti (informazioni sull’accessibilità, imballaggi, istruzioni);
- una per interfacce e funzioni (dimensioni dei tasti, contrasto, feedback aptico);
- una per servizi specifici (e-commerce, trasporti, banche);
- due per supporto e documentazione.
In più, la nuova clausola A.2 offre un percorso guidato per certificare un singolo dispositivo o servizio rispetto alla Direttiva 2019/882, senza dover scartabellare l’intero documento.
Accessibilità cognitiva: non più solo un’appendice
La versione 2021 relegava i bisogni cognitivi in un’appendice informativa. Il draft 2025 li integra nel corpo normativo, citando lo standard ISO/IEC 23859:2023 su testi facili da leggere e comprendere. Significa che un bancomat non dovrà solo avere tasti grandi, ma anche frasi brevi, icone univoche e la possibilità di ripetere le istruzioni vocalmente. È un passo verso chi ha difficoltà di apprendimento, demenza o semplicemente è sotto stress.
Cosa significa per le aziende
Per chi produce o vende in Europa, il 2025 è una scadenza non prorogabile. Ad esempio, un e-reader che non permette di ingrandire il testo oltre il 200 % o un’app bancaria non gestibile con lettori di schermo non potrà più essere immesso sul mercato. Le multe? Ci sono, in alcuni casi per le grandi aziende possono arrivare al 5% del fatturato, un punto in più della previsione sanzionatoria del GDPR. Ma ricordiamoci c’è anche un’opportunità: un prodotto accessibile “by design” riduce i costi di assistenza, allarga il pubblico (anziani, turisti, persone con disabilità temporanee) e diventa un vantaggio competitivo.
Conclusioni
Il traguardo non è ancora raggiunto: la votazione dello standard terminerà a metà febbraio 2026 e saranno poi necessari altri passi formali, tra cui il più importante: il riconoscimento con atto formale dello standard da parte della Commissione Europea, rendendolo quindi una norma europea armonizzata, che è presunzione di conformità per le direttive che la referenziano. Per tale motivo il documento non è ancora disponibile come referenziabile, onde evitare referenziazioni di documenti non ancora adottati come ufficiali.
La EN 301 549 del 2025 non è solo un aggiornamento tecnico: è il passaggio da un web accessibile a un mondo accessibile. Passa dal “sito pubblico conforme” al “app e-commerce, bancomat, biglietto del treno che chiunque può usare”. Con l’inserimento delle WCAG 2.2, di importanti concetti inclusivi come la “Total Conversation” e una struttura più amichevole, la norma diventa il ponte tra tecnologia e vita quotidiana. Ricordandoci che l’inclusione non è un optional, ma la base su cui costruire il futuro digitale europeo.
International Web Association Italia